Ancora mi chiedo perché la maggiorparte dei giornalisti continua a chiamare quel vulcano con il nome di Eyjafjallajökull. OK, fa figo fare un copia/incolla di un nome così difficilmente pronunciabile (se non si sa come pronunciarlo), ma Eyjafjallajökull non è il nome del vulcano, bensì il nome del ghiacciaio sotto cui c'è il Fimmvorduhals. Già. Fimmvorduhals è il nome del vulcano. Nome "normale" che lascia sicuramente ben pochi dubbi sul come pronunciarlo. Nel senso che puoi anche sbagliare un po' qualche accento, qualche acca aspirata o meno, ma il resto non mi pare sicuramente nulla di ecclatante.
Però come si sa, i giornali devono essere scritti per far colpo. Fa molto più "figo" scrivere che il vulcano si chiama Eyjafjallajökull anzichè Fimmvorduhals.
Comunque stavo argomentando con una amica su questo fatto quando lei ha iniziato a chiedersi quali effetti ci sono sulle persone visti i gravissimi effetti sui voli aerei. Con qualche dato raccolto negli ultimi giorni e (modestamente), la mia cultura in fatto di aeromobili ed in particolare di propulsori (indovina che cosa ho studiato all'università?), ho buttato giù due idee che approssimativamente possono rendere l'idea del perchè è fondamentale preoccuparsi di quello che succede lassù ed invece è alquanto trascurabile considerare quello che succede quaggiù.
Premetto che le ceneri del vulcano sono *per la maggiorparte* polveri NON sottili, niente di paragonabile quandi ai famosi PM10 o simili. Da quanto ricordo dovrebbero essere qualcosa di paragonabile ad un PM150 (centocinquanta) come dimensione minima "media". Che cosa significa "dimensione minima media" direte voi. Bastano tre parole: Curva di Gauss.
Ciò che infastidisce gli aeromobili sono i seguenti punti:
- scarsa visibilità; se le fotografie che ho visto sono vere è più facile volare a 10 metri di quota con un Boeing 747 sulla tangenziale di milano, a novembre con la nebbia.
- impossibilità di utilizzare il radar; le polveri sono piene di silicati metallici, anzichè un piccolo puntino per un Airbus320, la torre di controllo vedrebbe qualcosa di paragonabile agli ufo di Indipendence Day, roba di chilometri e chilometri di estensione.
- le polveri, in alta quota, sono ancora calde; si raffreddano scendendo; di conseguenza non c'è raffreddamento nei circuiti dei motori a reazione (che credetemi, scaldano parecchio!)
- le polveri silicee sono altamente abrasive, facendo un effetto "mola dell'arrotino" nelle parti del motore soggette a flussi d'aria.
- l'aereo aspira aria forzata (molta più di quanto ne aspira un uomo). Con il calore del preriscaldamento del comburente (aria) si rischiano (anzi: non è un rischio, ma una certezza) gli ugelli degli iniettori.
- più polvere = meno aria = meno rendimento = l'aereo non ha potenza = cade.
- nei bruciatori e post bruciatori si raggiungono temperature assai superiori a quelle di fusione del silicio. Il rischio è quello di trovarsi dei pezzi di vetro all'uscita delle turbine. Il che potrebbe anche essere simpatico se tu fossi un soffiatore di Murano, ma è assai poco piacevole se ci si trova in alta quota su un pezzo di alluminio che è più pesante dell'aria e che sta su quasi per miracolo (no, non è un miracolo, lo so! È che per forza i margini di sicurezza sono sempre tanto risicati che basta poco per scendere al di sotto della *soglia di funzionabilità*)
In poche parole... organizziamo un volo di stato, ci mettiamo tutti i nostri parlamentari ed il governo e lo mandiamo in viaggio premio in Islanda.