C'è un nuovo gruppo su Facebook. Si chiama
Ragazze che considerano un congiuntivo più sexy di un orologio di lusso.. Ho visto molte ragazze nei miei contatti iscriversi a questo gruppo e tantissimi "mi piace" apparire sotto.
Mettiamo le cose in chiaro:
- Non uso orologio, soprattutto non di lusso.
- So usare i congiuntivi
Questo farebbe di me un uomo sexy?
Perché ho usato il condizionale? La risposta è assai semplice: "io sono già estremamente sexy" ed ho un qualcosa che molti "maschi" fingono di avere e di saper usare bene, nonostante siano indubbiamente dei "sottodotati". Al contrario posso chiaramente classificarmi come "superdotato"; lo dicono esplicitamente le statistiche mondiali e qualche misurazione che ho fatto di recente. Già, è atavico nel maschio il misurarselo. Io ce l'ho fuori misura e ne vado fiero.
Di cosa si parla? Di una parte del corpo umano che si usa quasi esclusivamente per il piacere; qualcuno ce l'ha piccolo qualcuno ce l'ha grande. Qualcuno lo sa usare bene, qualcuno non lo sa usare per niente.
Il nome? Inizia per "C" e finisce per "O". La penultima e la terzultima sono una "lettera doppia". Ci siete arrivati?
Oggi ho sentito per l'ennesima volta questa frase. Ultimamente la sento troppo spesso, tutti che dicono in un modo o nell'altro che non bisogna prendersi troppo sul serio, che non bisogna prendere troppo sul serio questa cosa o quell'altra.
Sicuri?
Secondo me stanno esagerando, con questa storia che non bisogna prendersi troppo sul serio, alla fine nessuno prende sul serio nulla.
Oggi ho sentito un conoscente dopo molto tempo. Abbiamo parlato del più e del meno e ad un certo punto mi dice: "sai che ho preso tre gatti?". Aveva voglia di un po' di compagnia, vive da solo e come al solito i gatti sono gli unici animali che una persona senza orari fissi può permettersi di tenere in casa.
Quando mi ha detto come li ha chiamati, ho subito pensato a quello che poi è diventato il titolo di questo post. Anche lui aveva già pensato alla stessa cosa.
Come si chiamano i tre gatti? ics, ipsilon e zeta. X, Y e Z.
Come al solito, anche questa mattina mi sono alzato prestissimo. Mi piace avere tanto tempo per prepararmi prima di andare in ufficio, doccia, barba, lunga colazione davanti ai quotidiani (on line, ovviamente) per leggere le news da tutto il mondo. Auricolari nelle orecchie e in giro per il mondo a captare notizie, posso sicuramente affermare che questo è uno dei pochi o tanti vantaggi che si ha quando si soffre di insonnia cronica.
Che poi anche parlare di insonnia, nel mio caso è completamente sbagliato. Non sono insonne, non ho problemi a dormire, anzi, spesso sono il primo dei due che si addormenta alla sera quando si va a letto. Però il mio sonno dura poco, due ore di solito, poi faccio una pausa di altre due ore e le ultime due di nuovo a letto. Ho imparato a convivere con questa cosa e vivo la mia vita in funzione di questo. In estate dormo meno che in inverno, in questo periodo la mia media supera sicuramente le cinque ore. Però ogni mattina alle 5.30 suona la sveglia e la maggiorparte delle volte la spengo prima del tempo.
C'è una cosa che però, in 40 anni non ho mai imparato a fare, me ne dimentico quasi sempre. La prima cosa che faccio quando mi alzo non è mai guardare fuori dalla finestra. Capita così raramente che è censibile come una eccezione e così nella maggiorparte dei casi mi capita di vedere che tempo fa solo quando sono già fuori casa.
Stamattina solita routine. Sveglia, doccia, capelli, barba, mi vesto, preparo il pranzo da portarmi dietro, faccio colazione, leggo la posta, quotidiani online, mi connetto alla VPN dell'ufficio, leggo la posta, controllo che non ci sia nulla di urgentissimo, chiudo. Metto le ultime cose nella borsa, saluto mia moglie che è ancora accucciolata sotto alle coperte, giacca e vado.
Scendo le scale, sovrappensiero non ho pensato di guardare fuori, sentivo l'aria pungente del mattino e mi dicevo tra me e me: sta arrivando il freddo.
Arrivo nell'atrio, apro la porta e ...
NEBBIA
Una di quelle nebbie stile val padana, come solo a Milano sono capaci di fare. Ho abitato in molti posti dove la nebbia è una costante, Novara, soprattutto, ma una nebbia come quella di Milano, quando la fanno bene, non ha paragoni con alcuna altra al mondo.
Secondo me la producono e poi la esportano da qualche parte. Se non lo fanno, lo voglio fare io. C'era un tale qualche anno fa, che vendette migliaia di scatolette di latta sigillate con l'etichetta in francese recante la scritta "merda d'autore". Non c'era dubbio sul contenuto. Le ha vendute per una cifra spropositata. La mia idea sarebbe quella di prendere quella bella nebbia, densa, fitta, inscatolarla e venderla.
Amo la nebbia, la adoro, molto più della neve, molto più della pioggia, che io già adoro... quella bella pioggia fine fine, fredda novembrina. Quella che anche se hai l'ombrello non serve a niente, che ti entra per omosi sotto ai vestiti, ti si attacca ovunque, sopra, sotto, dentro fuori.
Adoro la nebbia.
Ovviamente anche io amo il sole, ci mancherebbe, però quando ci vuole ci vuole. Un bell'inverno serio, di quelli che ti fanno voglia di andare in letargo. La primavera non è la stessa se prima non c'è stato un inverno serio.
Amo la nebbia.
Un giorno me ne andrò da Milano. Lo so. Come sapevo fin da piccolo che un giorno sarei venuto a lavorare ed abitare a Milano, so con la massima certezza che un giorno me ne andrò. Mi mancheranno pochissime cose, una di queste sarà la nebbia.